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Bail In: istruzioni per l’uso

Questo articolo  viene subito dopo quelli  relativi  al Patrimoni di Vigilanza (CET1 Ratio) e alle Obbligazioni Subordinate  e volutamente  precece quello che scriverò nelle prossime settimane e che titolerò: Come faccio a sapere se la mia banca è sicura?

Nelle prossime righe di questo articolo, risponderò a queste semplici domande:

  • Bail In e Bail Out cosa sono e quali differenze?
  • Chi rischia di più?  strumenti soggetti e strumenti esclusi
  • Dove è meglio non tenere i soldi se temo che la mia Banca sia a rischio?
  • Cosa rischiano effettivamente i risparmiatori dall’ 1/1/2016

Obbligazioni Subordinate: quale la logica?

Dopo aver toccato l’argomento del patrimonio di base e del CET1 Ratio, ritengo sia preferibile  prima di entrare nello specifico del Bail in – Bail out sviluppare  il punto 7: COSA SONO I BOND SUBORDINATI E QUALI DIFFERENZE RISPETTO AI BOND SENIOR?

Prima di tutto è  doveroso “investire” alcuni minuti per rinfrescare un paio di concetti, ossia quali sono  le principali  differenze  (anche se ai più sono concetti ampiamente conosciuti) tra Azioni e Obbligazioni. Su questo argomento potremmo scrivere pagine e pagine, ma in questa sede, in pieno stile IMS ci interessa focalizzare solo alcuni concetti chiari e soprattutto dare concretezza all’informazione.

Cosa è il Patrimonio di Base, cosa è il CET1 Ratio e quale dovrebbe essere il suo valore

Oggi e nei prossimi giorni toccherò uno a uno gli argomenti che ho  elencato, cominciamo dal Patrimonio di base  e dal CET1 Ratio.

Sempre più spesso ultimamente si sente parlare di Termini quali:

  •  Patrimonio di Base ( TIER 1)
  • Core Tier 1 Ratio (CET1)

Ora il patrimonio di base di una banca o TIER1 (sono la stessa cosa) è formato da:

  •  CAPITALE VERSATO
  • RISERVE
  • UTILI NON DISTRIBUITI

E’ il nocciolo duro della banca, ossia il capitale con il quale la banca può garantire i prestiti che effettua alla clientela e i rischi che possono derivare da sofferenze, incagli e altri crediti deteriorati.

Cambio di paradigma

L’imprenditore e l’approccio al cambiamento nel settore costruzioni

Nel linguaggio comune un paradigma è un modello di riferimento, un termine di paragone. La parola deriva dal greco antico paràdeigma, che significa esemplare, esempio (fonte: Wikipedia).

Affrontare il mercato delle costruzioni oggi in Italia significa per l’imprenditore interpretare una situazione in continua e turbolenta evoluzione e governare una complessità crescente. Adeguarsi significa cambiare paradigma, modificare il modo di fare impresa, diventando ancora di più imprenditori. Ma intanto quali sono gli obiettivi del cambiamento? da dove partire?

La svolta digitale del mercato delle costruzioni (ultima parte)

La rivoluzione digitale del settore costruzioni: raccomandazioni per l’uso

Prima ancora di parlare di adozione di nuove tecnologie occorre parlare di cambio di paradigma. I committenti ritengono ancora che la loro responsabilità termini con l’affidamento dei lavori, dimenticando che rimangono esposti quanto meno al rischio economico legato al ritardo delle consegne dell’opera commissionata. D’altra parte i costruttori, stressati dalla rincorsa al minor prezzo, realizzano le opere commissionate puntando esclusivamente alla minima conformità alle specifiche contrattuali, a prescindere dal valore aggiunto che potrebbero apportare al progetto. La filiera delle costruzioni deve quindi preliminarmente affrontare questi quattro passi concettuali, prima ancora di affrontare la rivoluzione tecnologica sopra rappresentata.

La svolta digitale del mercato delle costruzioni (quarta parte)

La rivoluzione digitale del settore costruzioni: ecco le cinque regole per gestire il cambiamento

Le regole di seguito rappresentate si basano su tecnologie esistenti e oramai consolidate; sono complementari tra di loro e risultano maggiormente efficaci se attivate congiuntamente per un maggior valore sinergico.

  1. Enfasi ai rilievi dello stato di fatto
  2. Utilizzo del Modello BIM 5-D di ultima generazione
  3. Dematerializzazione dei documenti per una fruizione in mobilità delle informazioni
  4. Adozione “dell’Internet delle cose” per una integrazione informativa efficace
  5. Attenzione alle nuove tecnologie costruttive e alla tendenza al ri-utilizzo (manutenzione, ristrutturazione, riqualificazione, restauro)